Rifare il sito o sistemare quello che hai? Come decidere

Quando conviene sistemare il sito esistente e quando rifarlo: i segnali da controllare, una checklist in 10 punti, costi a confronto e come non perdere Google.

Di · Pubblicato il · 9 min di lettura

In questo articolo
  1. Quando conviene sistemare il sito che hai?
  2. Quando conviene rifarlo da zero?
  3. Come capire in che stato è il tuo sito?
  4. Una tabella per decidere
  5. Quanto costa sistemare e quanto rifare?
  6. Rifare il sito fa perdere le posizioni su Google?
  7. C’è una via di mezzo?
  8. Da dove partire

Un ristorante di Spoleto ha un sito WordPress fatto nel 2016. Funziona, più o meno: il menu è quello di due stagioni fa, dal telefono le foto si caricano lente e il modulo per le prenotazioni ogni tanto non manda le email. Il titolare chiede due pareri. Il primo fornitore dice: è da rifare. Il secondo dice: si sistema con poco. Hanno ragione tutti e due? Può darsi, ma il titolare non ha modo di capirlo.

Questa guida serve a quello. Ti diamo i criteri per decidere da solo, una checklist da fare in mezz’ora e un modo per confrontare i costi senza farti convincere dalla prima offerta. Non c’è una risposta giusta per tutti: c’è una risposta giusta per il sito che hai.

Quando conviene sistemare il sito che hai?

Sistemare ha senso quando le fondamenta reggono e i problemi sono in superficie. I segnali sono questi:

  • La tecnologia è ancora mantenuta. Il tema e i plugin ricevono aggiornamenti, WordPress è a una versione recente e il server usa una versione di PHP supportata.
  • La struttura funziona. Le pagine sono quelle giuste, i clienti trovano orari, servizi e contatti, e su Google le pagine principali compaiono.
  • I problemi sono puntuali. Testi e foto vecchie, un modulo che non arriva, il sito lento per immagini troppo pesanti, qualche plugin installato e mai usato.
  • Il sito si legge bene dal telefono, anche se non è perfetto.

In questi casi rifare tutto vuol dire pagare di nuovo un lavoro che in gran parte c’è già. Meglio un intervento mirato: aggiornare, alleggerire, riscrivere le pagine che contano. Se il problema principale è la lentezza, prima di decidere leggi la guida su come capire in 5 minuti se il sito è lento: spesso basta lavorare su immagini, cache e script.

Quando conviene rifarlo da zero?

Rifare conviene quando ogni intervento costa più di quanto risolve. Succede in questi casi.

Il tema o il page builder non esistono più

Molti siti degli anni scorsi sono costruiti con temi comprati una volta e mai più aggiornati, o con page builder che salvano le pagine in un formato che solo loro sanno leggere. Quando l’autore abbandona il tema, ogni aggiornamento di WordPress diventa un rischio.

Il caso estremo lo abbiamo visto con Arredamenti Regnicoli: il sito era un WordPress del 2013 costruito con Visual Composer, e il tema che interpretava quei codici non esisteva più. Metà delle pagine mostrava a schermo il proprio codice al posto di foto e testi. Lì non c’era niente da sistemare: serviva un sito nuovo.

Il server usa versioni fuori supporto

WordPress nelle sue indicazioni sui requisiti raccomanda PHP 8.3 o superiore. Avverte anche che le versioni più vecchie, ancora accettate per compatibilità, hanno raggiunto la fine del supporto e possono esporre il sito a vulnerabilità. Sul sito ufficiale di PHP vedi quali versioni ricevono ancora correzioni di sicurezza: per esempio il supporto di sicurezza di PHP 8.2 finisce il 31 dicembre 2026.

Se il tuo sito funziona solo su una versione vecchia di PHP, perché il tema o un plugin si rompono con quelle nuove, sei bloccato. Aggiornare il server rompe il sito; non aggiornarlo lo lascia esposto.

Il sito non funziona sul telefono

Un sito nato prima che la maggior parte delle visite arrivasse da smartphone spesso non si adatta bene: testi minuscoli, menu che non si aprono, pulsanti troppo vicini. Si può rattoppare, ma di solito il risultato resta scomodo.

Nessuno sa com’è fatto

Accessi persi, chi l’ha costruito non risponde più, il dominio intestato non si sa a chi. Prima di qualsiasi decisione va recuperato il controllo: per il dominio trovi i passaggi nella guida su come registrare un dominio .it e a chi intestarlo. Se poi scopri che il sito è un insieme di soluzioni improvvisate, ricostruirlo con ordine costa meno che decifrarlo.

I contenuti vanno riscritti comunque

Se l’attività è cambiata, con servizi nuovi, un nuovo pubblico o un nuovo nome, i testi vanno rifatti in ogni caso. A quel punto il risparmio di tenere il vecchio contenitore si riduce molto.

Come capire in che stato è il tuo sito?

Questa checklist la puoi fare da solo, o con chi ha accesso al pannello. Segna ogni punto come “va bene” o “non va”.

  1. Versione di WordPress. Nella bacheca, in basso a destra, vedi la versione. È l’ultima disponibile?
  2. Versione di PHP. In WordPress, alla voce Strumenti e poi Salute del sito, trovi la versione del server. È tra quelle ancora supportate?
  3. Tema. Il tema riceve aggiornamenti? Il suo autore esiste ancora? Hai una licenza valida?
  4. Plugin. Quanti sono? Ce ne sono di non aggiornati da più di un anno o che non usi?
  5. Backup. Sai dove sono, quando è stato fatto l’ultimo e se qualcuno ha mai provato a ripristinarlo?
  6. Telefono. Apri il sito dal tuo smartphone e prova a chiamare, scrivere su WhatsApp e trovare l’indirizzo. Ci riesci in pochi secondi?
  7. Velocità. Fai una prova su PageSpeed Insights della home e della pagina più visitata.
  8. Moduli. Compila il modulo contatti: l’email arriva? Finisce nello spam?
  9. Accessi e dominio. Hai le password del pannello, dell’hosting e del registrar? Il dominio è intestato a te?
  10. Google. Cerca il nome della tua attività e i tuoi servizi principali con la città. Quali pagine compaiono? Sono quelle che vuoi?

Se i “non va” stanno quasi tutti tra i punti 6 e 10, il sito si può sistemare. Se si concentrano tra i punti 1 e 5, il problema è nella base e vale la pena valutare un sito nuovo.

Una tabella per decidere

Segnale Di solito si sistema Di solito si rifà
Testi, foto e prezzi vecchi Sì Solo se cambia tutta l’attività
Sito lento per immagini e plugin Sì, con un intervento sulla velocità Se la lentezza viene dal page builder
Tema senza aggiornamenti da anni Raramente Sì
Funziona solo con PHP vecchio No Sì
Non si usa bene da telefono A volte, con un tema nuovo Spesso
Modulo contatti che non arriva Sì No
Accessi persi, nessuno sa com’è fatto Dopo aver recuperato il controllo Spesso
Struttura delle pagine sbagliata Se le pagine sono poche Se va ripensato tutto il percorso

Quanto costa sistemare e quanto rifare?

Il confronto giusto non è “intervento di oggi contro sito nuovo”. È quanto spendi su due o tre anni nell’uno e nell’altro caso.

Prendiamo i nostri prezzi di partenza:

  • l’assistenza WordPress parte da 49 euro al mese e comprende aggiornamenti, backup giornalieri, monitoraggio e un’ora di modifiche;
  • l’intervento sulla velocità parte da 390 euro, con un report prima e dopo;
  • un sito vetrina nuovo parte da 1.200 euro una tantum, fino a 6 pagine.

Se il tuo WordPress è sano, un intervento di velocità più l’assistenza mensile tengono il sito in forma senza rifarlo. Se invece ogni mese c’è qualcosa che si rompe, e le ore di modifiche non bastano mai, stai pagando a rate un sito che non migliora.

C’è anche un costo che non compare in fattura: il tempo. Un modulo che perde richieste, un sito che non si apre di sabato, un aggiornamento che manda tutto in errore. Se succede spesso, mettilo nel conto.

Un sito nuovo fatto con una tecnologia statica come Astro, che produce pagine già pronte senza database e senza plugin, ha in genere una manutenzione più bassa negli anni. Se invece aggiorni i contenuti ogni giorno e ti trovi bene con il pannello di WordPress, ha senso restare lì e costruirlo leggero.

Rifare il sito fa perdere le posizioni su Google?

È il timore più comune, ed è giustificato solo se il passaggio è fatto male. Google ha una guida apposita sullo spostamento di un sito con modifica degli URL. I punti principali:

  • mappa ogni vecchio indirizzo sul nuovo corrispondente, prima di pubblicare;
  • usa redirect 301, cioè rimandi permanenti dal vecchio indirizzo al nuovo, senza catene;
  • non mandare tutto sulla home: ogni pagina va reindirizzata verso quella che risponde alla stessa domanda;
  • tieni i redirect almeno un anno, come indica Google;
  • dopo il passaggio, invia la nuova sitemap in Search Console e controlla gli errori.

Google avverte anche che qualche oscillazione nelle settimane successive è normale. La strada più sicura, quando è possibile, è non cambiare gli indirizzi.

È quello che abbiamo fatto per Arredamenti Regnicoli: tutti gli indirizzi sono rimasti, anche quelli lunghi o con un refuso, perché erano online da dieci anni. Ne sono cambiati solo cinque, vuoti o doppi, ciascuno con un redirect 301. Su un progetto molto più grande, il sito di Athena SCF, abbiamo portato 375 pagine e 282 articoli da WordPress ad Astro mantenendo gli stessi indirizzi.

C’è una via di mezzo?

Sì, e spesso è la scelta più sensata.

  • Rifare a pezzi. Si parte dalle pagine che portano contatti, come home, servizi e contatti, e si lascia il resto per una seconda fase.
  • Tenere WordPress, cambiare tema. Se WordPress è aggiornato e i contenuti sono buoni, un tema leggero e pochi plugin scelti possono bastare.
  • Mettere in sicurezza adesso, rifare dopo. Se il sito è a rischio ma il budget per il nuovo arriva tra sei mesi, si aggiorna, si fa il backup e si tiene sotto controllo fino al rifacimento.

Diffida di chi ti propone una sola strada senza aver aperto il pannello del tuo sito.

Da dove partire

Fai la checklist dei 10 punti: già così avrai un’idea chiara. Se vuoi un secondo parere, chiedi la consulenza gratuita: guardiamo tecnologia, velocità, telefono e Google, e ti diciamo se conviene sistemare o rifare, con i motivi e una stima dei costi. Se preferisci parlarne, prenota un incontro di 30 minuti in videochiamata. La scelta resta tua: possiamo tenere in piedi il sito che hai con l’assistenza da 49 euro al mese o costruirne uno nuovo partendo da 1.200 euro, con preventivo scritto prima di iniziare.

Domande frequenti

Come capisco se il mio sito va rifatto?

Guarda tre cose: se tema e plugin ricevono ancora aggiornamenti, se il server usa una versione di PHP ancora supportata e se il sito si usa bene dal telefono. Se due su tre non vanno, rifarlo costa spesso meno che rincorrere i problemi.

Rifare il sito mi fa perdere il posizionamento su Google?

Non se il passaggio è fatto bene. Si mantengono gli stessi indirizzi delle pagine oppure si prepara un redirect 301 per ogni indirizzo che cambia, verso la pagina che risponde alla stessa domanda. Google consiglia di tenere i redirect almeno un anno.

Posso tenere WordPress e cambiare solo la grafica?

Sì, se WordPress è aggiornato e i contenuti vanno bene. Si cambia il tema, si tolgono i plugin inutili e si sistemano le pagine principali. Ha senso soprattutto se aggiorni spesso il sito da solo.

Quanto costa sistemare un sito invece di rifarlo?

Dipende da cosa c'è da sistemare. Da noi l'assistenza WordPress parte da 49 euro al mese con un'ora di modifiche inclusa e l'intervento sulla velocità da 390 euro. Un sito vetrina nuovo parte da 1.200 euro, fino a 6 pagine.

Il sito l'ha fatto un'altra agenzia: potete intervenire?

Sì, è il caso più comune. Prima controlliamo com'è fatto il sito, chi ha gli accessi e a chi è intestato il dominio, poi ti diciamo cosa conviene fare e perché.

Quanto tempo serve per rifare un sito vetrina?

Per un sito vetrina da 5 a 10 pagine servono in genere da 3 a 5 settimane da quando abbiamo i contenuti. Se il vecchio sito resta online fino al passaggio, i clienti non vedono interruzioni.

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